Frammenti di vite

Frammenti di vite

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Barbara Tonin


kostenloses Benutzerkonto, Padova

Frammenti di vite

In un bar ogni giorno si susseguono piccoli frammenti della vita di molti induvidui. Frammenti che molte volte si ripetono, analoghi, quotidiani.

Kommentare 6

  • Geo Portaluppi 7. Dezember 2010, 21:22

    Se Enrico, Enrico Manna da Pesaro (vedi il commento che mi precede), dice che è meglio la versione a colori, vai pure tranquilla in carrozza giacché il noto pesarese sa il fatto suo, e pertanto la versione in BN è da porre in subordine, anche se è pur vero che, avendole dato una sbirciatina per mera curiosità, ha un suo senso e un suo decoro. Sulla scelta tra colore e BN, ricordando che, per vedere foto a colori, quelli d’una generazione fa hanno penato e atteso tanto, da quando la tecnologia le ha alfine realizzate, taluni sono restii a ritornare nel grigio, spento e opaco passato per riabbracciare il BN, e pertanto, laddove non sussistano fondate motivazioni, ai fautori del BN a oltranza, segnaliamo che prediligiamo vedere sfrecciare nel cielo aquiloni dai multi colori.
    Detto questo, e messo l'animo in pace, ritengo abbia maggior costrutto affrontare il tema espresso dalla foto. Prima di tutto convengo essere corretto e giusto il concetto da te espresso nella didascalia, ciò non di meno, se mi è concesso, vorrei, con un pizzico di follia, considerare la questione da altra angolazione e al titolo “Frammenti di vite” affiancherei “L’occultamento dell’appalesarsi” che, dalle reminescenze grammaticali, direi suona come un ossimoro, ovvero un’espressione che vede i propri due termini, come pugili animosi, far cazzotti tra di loro, come per esempio il titolo della canzone di Tony Dallara “Ghiaccio bollente”, un paradosso. La gente non è portata a esibirsi, a mostrarsi, preferisce ambienti fiochi ma, laddove si voglia comunque realizzare un locale bene illuminato, con specchi lucenti e riflettenti, che fare per avere la botte piena e la moglie brilla? … la superficie che luccica e scintilla viene in tanti riquadri spezzettata, scomposta in triangoli che s’incastrano tra loro, che sì rimandano l’immagine degli astanti, però suddivisa in tanti spezzoni che rendono più ardua l’identificazione e ognuno dei presenti può domandarsi: “Son io oppure un altro quello che su sfondo rosso, ghignando, sorseggia l’aperitivo?” Resta in loro un vago interrogativo che stempera l’atto dell’appalesarsi in pubblico, in quanto risultano un poco occultati. Più che frammenti di vita, questi che il soffitto del bar sbandiera, sono frammenti di persone, di panini al prosciutto, di tubi decorati con il bianco nero arabesco o degli juventini, di un viso che sbirciato di profilo sembra l’annunciatore Lamberto Sposini, che te lo ritrovi in tele a ogni battito di ciglia, e più ormai nessuno di ciò si meraviglia. Ma i riquadri in cui compare la vita, o almeno quella che noi reputiamo tale, son in numero assai esiguo rispetto alla totalità dei triangoli riflettenti, e l’assenza di vita circonda e comprime quegli spicchi, tutti posti in basso, che contengono materiale bio-organico, quasi a simboleggiare che la vita è solo un’isola, e su un solo pianeta ha trovato ostello, alias il nostro mondo bello. In tutto il resto del cosmo, anche se esistono i mattoni della vita, ahimè non si sono formate le case, e neppure sappiamo in quale modo vennero allestiti i cantieri edili e come fecero quegli ancestrali muratori a fare sbocciare la vita. Siano dunque soli nell’universo, si interroga qualcuno? Alla risoluzione di questo uggioso interrogativo si sono mobilitati stormi di fisici, astronomi, biochimici, scienziati in genere, ma l’enigma è ben lungi dall’essere svelato e a tutt’oggi non disponiamo di un’esauriente definizione della parola “vita”. Vogliamo dare una mano agli amici astronomi? E infine, follia dopo follia, a inanellare cose strambe sono un asso, penso che un giorno mentre distrattamente vai a spasso, potresti all’improvviso imbracciare la macchina e, ispirata dalla sensibilità tipica dei fotografi, riprodurre una immagine che raffiguri, magari simbolicamente, il concetto della vita, come se questa immagine aleggiasse nell’aria, così come nello spazio è stato fotografato il residuo fossile del Big bang, l’origine del tutto. Nel 1964 due radioastronomi, A. Penzias e R. Wilson, che lavorarono nel campo delle comunicazioni, cercando tutt’altra cosa, fotografarono senza saperlo, e quindi per bizzarra combinazione, la radiazione fossile del Big bang e vinsero il premio Nobel: i filmati dell’epoca li ritraggono mentre vanno a ritirare l’ambito premio ridendo come due matti. Noi non vinceremo mai il nobel della fotografia, per la semplice ragione che non c’è, però Enrico Manna… ehm no, in questo caso credo che fosse un altro Enrico, un certo Enrico IV re di Francia, mentre a Parigi nel 1572 stava per essere incoronato, mormorò: “Una foto val bene una messa… a fuoco sull’idea della vita.” I libri di storia riportarono poi la frase con qualche inesattezza. Un bacio fraterno e una carezza, con simpatia, Geo.
  • ValeriaP 24. Oktober 2010, 14:19

    Foto molto originale con uno spaccato della nostra quotidianità : bella ,mi piace ;-)
    Buona domenica,
    Valeria
  • Fabrizio Forte 19. Oktober 2010, 12:51


    Bella ed originale questa immagine vista attraverso un caleidoscopio, paragonabile anche ad un puzzle da ricomporre, complimenti per l’idea!
    Tra le due preferisco anche io il colore, in b&n perde un po' di efficacia, a mio modesto parere.
    Brava :-)
    Ciao
    Fabri

  • Barbara Tonin 19. Oktober 2010, 1:03

    A grande richiesta... ;-) eccola in bn: http://photo.net/photodb/photo?photo_id=11817251
    A me però piace di più a colori, in quanto il bn mette tutti i frammenti sullo stesso piano. A colori invece ogni frammento ha una visibilità diversa dagli altri. Ecco il perchè della mia scelta.
    La foto ha solo una leggera maschera di contrasto. Non è una rielaborazione, ma un unico scatto.
    Grazie per le vostre opinioni. :-)
  • Ciro Seccia 18. Oktober 2010, 22:01

    Sono d'accordo con Sonja, bella foto ma sarebbe interessante vederla in B&W.
    Ciro
  • Antonio Sala 18. Oktober 2010, 10:46

    Ciao BARBARA
    Un ottimo lavoro di post produzione che ti ha permesso di ottenere un magnifico risultato finale.
    Complimenti.
    Cordialità.
    Antonio

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